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domenica 22 novembre 2009

Oishinbo


Da qualche tempo io e Shinji, da sempre appassionati di cucina, abbiamo cominciato a guardare la serie animata tratta dal manga Oishinbo (letteralmente, il goloso di cose buone). Ovviamente, come molti manga interessanti, non è pubblicato in Italia e solo da poco ha cominciato a uscire negli Stati Uniti (per Viz). In Giappone, invece, la sua pubblicazione è cominciata nel 1983 e va avanti ancora oggi: in totale sono, pensate, 103 volumi.
La storia è questa: Yamaoka, lo oishinbo del titolo, è un giornalista e viene incaricato, insieme alla nuova arrivata Kurita, di creare un menu speciale per celebrare i 100 anni del giornale. Yamaoka è un profondo conoscitore della cucina giapponese e non solo, e in ogni capitolo/puntata risolve un dubbio, spiega un mistero, insegna qualcosa. Il segreto del suo sapere è che suo padre, con il quale ha rotto i rapporti, che è un famosissimo ceramista ed esperto di arti tradizionali, ha un circolo privato per gourmet di altissimo livello.
L'anime in Giappone è stato trasmesso dal 1988 al 1992.
Per me è davvero interessante perché racconta molto non solo sulla cucina giapponese intesa come preparazione, ma anche sulla storia, sulla nascita dei diversi piatti, sugli utensili, sul sentimento con cui bisogna cucinare e tanto altro ancora.
Le cose stupefacenti di questo anime per me sono due: la prima è che ti fa venire fame nonostante si tratti di un anime (e non è affatto semplice disegnare il cibo). Però vi assicuro che fa venire l'acquolina in bocca. La seconda è che in Giappone esistano molti manga e anime di questo genere, e che li leggano/guardino anche i bambini. Questo è stupefacente anche perché spesso i discorsi sono abbastanza complicati, si parla della quantità di grasso che un pesce deve avere per essere buono (e quindi in una stagione lo si mangia, in un'altra no), di quanto deve essere alto il fuoco perché il riso alla cantonese venga bene, e cose del genere.
Tutto però si ricollega alla vera passione che hanno i giapponesi per il cibo. Chi legge un po' di manga se ne sarà accorto: soprattutto negli shojo manga ci sono sempre tantissimi riferimenti a vari piatti. I giapponesi sono aperti a qualsiasi novità: pochi non mangerebbero qualcosa perché "non so cos'è". Altra cosa che a suo tempo mi stupì molto è che ci sono pochissimi vegetariani (almeno per quanto ne so).
Insomma, amano proprio mangiare, secondo me molto più di noi italiani che nell'immaginario colletivo deteniamo questo primato.

Chi capisce il giapponese faccia un giro su YouTube (il primo episodio è qui), ne vale la pena.

giovedì 12 novembre 2009

Ginnan ☆ 銀杏

In molte città italiane, tra cui Torino, ci sono alberi di ginkgo biloba, ma pochi sanno che in Asia il seme di questo albero è molto usato in cucina.
L'albero è bellissimo, ha foglie a conchiglia molto lisce che d'autunno diventano gialle. Il seme, invece, è ricoperto da una polpa... che puzza di cacca. Davvero.
Provate a passare d'autunno sotto un viale di ginkgo, ad esempio all'ex zoo di Torino. Asfissiante.
Eppure, soprattutto nella cucina cinese, il seme è un ingrediente molto prelibato. Nella cucina giapponese si utilizza ad esempio nel chawanmushi.
Il gusto è molto delicato, qualcuno potrebbe dire che non sa di niente... ma ha una consistenza molto particolare.

giovedì 2 luglio 2009

ビビンバ ☆ Bibimba


Ma questo non era un blog di cucina giapponese? No, in realtà non lo è. Quindi non c'è nulla di strano se presento, ancora una volta, una ricetta coreana.
Bibimba... Mi è sempre piaciuto non solo il piatto ma anche il nome, che trovo così musicale ed evocativo. Poi chissà come viene pronunciato in coreano. Si tratta di un piatto a base di riso, sul quale vengono disposti vari ingredienti, principalmente verdure e un tipo di carne. Il tutto condito con kochujan, una pasta di peperoncino, salsa di soia, e un uovo crudo. Prima di mangiarlo, deve essere mescolato.
A volte può essere servito in una ciotola di pietra bollente, per tenerlo caldo.

Il mio esperimento, al solito un po' giapponesizzato, è a base di carne di vitello, takenoko e fagiolini.
Ma non finisce qui!! Tenterò altri esperimenti!!

domenica 21 giugno 2009

Takenoko, il germoglio di bambù



Il germoglio di bambù è un ingrediente molto usato sia nella cucina giapponese che in quella cinese. Da crudo, si presenta come nella foto a sinistra, duro, legnoso e ricoperto di uno strato di foglie modello carciofo.
Bisogna farlo bollire. Facile, direte, e invece no. Deve bollire così com'è almeno due ore (benedetta pentola a pressione). Poi si può spelare. A questo punto bisogna immergerlo in acqua fredda per almeno un'ora. E finalmente è pronto (da cucinare, non da mangiare!).

Tipicamente, il takenoko viene cucinato in "nimono", con altre verdure e carne (o anche pesce, perché no?), salsa di soia, brodo di pesce, zucchero e sake. E' una cottura lunga e un piatto tipicamente invernale. Ma visto che è giugno, la ricetta che ho scelto ha una cottura più breve, ed è cinese: mabo takenoko, come mabo nasu, quindi con carne macinata e tobanjan (salsa piccante), con l'aggiunta anche di nira.

Il takenoko, anche una volta cotto (stracotto, direi), mantiene una consistenza croccante!
Buon appetito!

giovedì 28 maggio 2009

Donburi alla coreana


Visto che quest'anno tornando in Giappone passeremo due giori a Seul, abbiamo deciso di portarci avanti con il lavoro. No, a parte gli scherzi... Ci è sempre piaciuta la cucina coreana, o per lo meno quel poco che conosciamo, grazie ai numerosi ristoranti coreani che si trovano in Giappone. I piatti più famosi sono due: kimchi e yakiniku (e questo non è né l'uno né l'altro!). Mentre per il primo rimando a un vecchio post, vorrei spendere due parole per il secondo. Intanto, sia chiaro che è una parola giapponese, che significa "carne alla griglia": infatti in inglese viene chiamato "korean barbecue". Si tratta di carne intinta o meno in una salsa particolare che i vari commensali cuociono, insieme a varie verdure, su una griglia posta al centro della tavola. Poi la intingono ulteriormente e la mangiano. E' una vera prelibatezza, non vediamo l'ora di mangiare l'originale a Seul!
Comunque, il piatto che ho preparato riunisce un po' i due: in alto a destra c'è carne macinata cotta con kimchi, in alto a sinistra carne macinata cotta con la salsa yakiniku. In basso, un cetriolo (per sgrassare?).

domenica 3 maggio 2009

Hayashi rice ☆ ハヤシライス


Hayashi rice è un altro di quei piatti giapponesi in stile occidentale che però in occidente non esistono. E' a base di carne di vitello (il nome credo che derivi proprio da "hashed beef", mis-pronunciato alla giapponese), cipolle, eventualmente funghi e/o piselli, il tutto in salsa demi-glace.

Tra le altre cose, questo piatto è "protagonista" di un romanzo di Higashino Keigo (Ryuusei no kizuna), che è stato poi trasposto in telefilm (che abbiamo visto). Lo hayashi rice ha un ruolo fondamentale per la trama, e se ne parla in tutte e puntate: morale della favola, ci è venuta una voglia incredibile di mangiarlo, così abbiamo cercato su internet la "ricetta segreta" dei protagonisti, e questo è il risultato.

Shinji mi ha detto che per questo piatto avrebbe pagato 600 yen. Se ci fossero stati i piselli, anche 630.
Qualche giorno dopo (potenza del ricordo), è salito a 650 yen. Devo pensarci seriamente.

domenica 26 aprile 2009

Il mercatino europeo

Da venerdì a oggi ai Giardini Reali si tiene la terza (quarta?) edizione del Mercato Europeo, con stand dall'Italia e da altri paesi del continente. Noi, vista la vicinanza, ci facciamo un giro tutti gli anni, mangiamo wurstel dalla Germania e beviamo birra austriaca, compriamo qualche biscotto della Bretagna e diamo un'occhiata qua e là.
Ebbene, per una qualche strana combinazione geografica, quest'anno al mercatino europeo ci è finito anche uno stand di cucina tailandese. Ovviamente io e Shinji non potevamo farcelo scappare, e abbiamo colto l'occasione per assaggiare il curry tailandese che propongono.
Era di una bontà inenarrabile. Davvero, non ho parole. La dolcezza del latte di cocco e il piccante del curry si scioglievano uno dentro l'altro senza coprirsi... Insomma, una prelibatezza.
Morale della favola: oggi a pranzo curry tailandese sotto la pioggia.

venerdì 6 marzo 2009

Pesci, pesci e ancora pesci!



Per il mio compleanno Fusako mi ha regalato una lezione di cucina nella scuola dove insegna cucina giapponese!
L'argomento era il pesce, e in particolare come sfilettarlo. Devo dire che il pesce l'ho sempre cucinato, ma allo stesso tempo ho sempre voluto saperne di più, e soprattutto saperlo pulire bene, per non dover rinunciare a comprare un pesce solo perché non so da che parte si infila il coltello.
Ieri sera abbiamo pulito le acciughe (che credevo di saper pulire bene e invece no), il pagello (difficilissimo, stasera ci riprovo) e il salmone (no comment). Poi ovviamente abbiamo mangiato il tutto, sia in carpaccio che in vari piatti.

Il gran maestro della serata è stato Beppe della pescheria Gallina di Porta Palazzo, con l'aiutante Silverstro, e devo dire che mi è sembrato di entrare in un mondo tutto nuovo e sconosciuto. Insomma, ho imparato un sacco di cose.

Quindi grazie Fusako!!

venerdì 20 febbraio 2009

Ika meshi ☆ イカ飯


Come chiunque può facilmente immaginare, negli ultimi mesi non ho avuto molto tempo per dedicarmi alla cucina, tra Yui che mi assorbe piacevolmente tutta la giornata, il lavoro che lo fa un po' meno piacevolmente, le varie faccende e il resto. Cionondimeno, cucino tutti i giorni pranzo e cena, solo che non sperimento molto, o per lo meno non cose degne di finire sul blog.
Invece ieri ho fatto ika meshi, ovvero i calamari ripieni di riso. Si tratta di un piatto tipico dello Hokkaido, l'isola maggiore più a nord del Giappone (io e Shinji ci siamo anche stati ma non l'abbiamo mangiato, purtroppo. In compenso ci siamo rimpinzati di altre cose sopraffine). Dentro il calamaro si mette del riso con varie cose a piacere (tipo takikomi gohan, in teoria, ma io non avevo voglia e ho messo solo carote e costine), poi si chiude con uno stuzzicadenti e si fa cuocere con i soliti brodo di pesce, salsa di soia e sake. Deve cuocere un bel po', perché come ormai tutti sanno i calamari e i loro parenti o cuociono pochissimo oppure tantissimo, tutte le cotture intermedie li fanno diventare duri.
E come al solito, buon appetito!!

PS: mi accorgo solo ora di non aver mai parlato del takikomi gohan, urge ampia spiegazione!

domenica 1 febbraio 2009

Oyakodon ☆ 親子丼


Mi sono accorta di non aver mai raccontato qui su Acqua di limone dell'oyakon, che è uno dei primi piatti che imparai a cucinare della cucina giapponese, anche se ora uso una ricetta nuova e migliorata.
Si chiama "oya (genitore) - ko (figlio)" perché è a base di pollo e uova. Io questa cosa l'ho sempre trovata un po' triste, ma tant'è...
E' un piatto semplicissimo: si fa stufare della coscia di pollo a tocchetti con un brodo a base dei soliti noti (salsa di soia, sake e zucchero), poi si aggiunge anche una cipolla tagliata a strisce per il lungo. Quando è cotto, si aggiunge dell'uovo sbattuto e si copre la pentola. Un attimo ed è pronto. Bisogna però fare attenzione a non far cuocere troppo l'uovo, altrimenti diventerà una frittata: deve rimanere mezzo crudo.
Infine, essendo un donburi, si adagia il tutto su una ciotola di riso, senza dimenticare la salsina rimasta, e buon appetito!

sabato 24 gennaio 2009

三色そぼろ丼 ☆ Sanshoku Soborodon


Questa è la cenetta di ieri. Era tanto tempo che non cucinavo un po' di cose diverse, e così ieri pomeriggio a una certa ora ho deciso che non avevo più voglia di lavorare e mi sono messa ai fornelli.
Il piatto principale è quello al centro, ovviamente, e si chiama appunto sanshoku soborodon, traducibile più o meno come tris di macinati. Infatti c'è il pollo macinato con salsa di soia, mirin e zucchero, l'uovo strapazzato anche lui aromatizzato variamente, e le costine a pezzetti. Il tutto ovviamente sul riso.
Però una cena giapponese che si rispetti ha almeno uno (possibilmente due) piatti ulteriori (kobachi), e io ovviamente non ho mai voglia di cucinare altro, ma ieri mi sono esibita in quello che vedete, e cioè: namuru di costine (facile, avevo i gambi delle costine usate nel soborodon!) e insalata shabu shabu.
Il namuru (in alto a sinistra) è un condimento coreano (credo) a base di olio di sesamo. Si può fare con tutte le verdure, ma quello più diffuso è di germogli di soia.
Invece l'insalata shabu shabu (in alto a destra) è un piatto freddo a base di carne di maiale tagliata molto sottile da cruda e appena appena sbollentata, in modo che rimanga molto morbida. Poi si aggiungono anche porri e cetrioli, e si condisce con una sorta di vinaigrette. Il vero shabu shabu è un piatto caldo, categoria nabe, in cui a varie verdure (cavoli cinesi, porri, funghi ecc) e tofu, si accosta appunto la carne di maiale che deve essere cotta pochissimo (il tempo di dire "shabu shabu"), e poi intinta in una salsa vagamente asprigna (ponzu).
Che dire d'altro? Buon appetito!!

giovedì 1 gennaio 2009

Capodanno e toshikoshi soba

E un altro anno è andato. Devo dire che per me il 2008 è stato un anno sensazionale, per ragioni che chiunque può immaginare.
Da che io ricordi, ogni anno, il 31 dicembre, a pensare che un anno sta per finire e non tornerà mai più, mi prende una strana nostalgia. Ricordo in particolare il 31 dicembre 1987, a Sauze, davanti al discorso di Cossiga. Lì per la prima volta mi dispiacque sinceramente l'idea che il 1987 se ne andasse per sempre. Chissà cosa mi era successo di tanto bello... Questo non lo ricordo.

Comunque, è tradizione giapponese mangiare intorno alla mezzanotte una ciotola di toshikoshi soba, ovvero la soba del passaggio dell'anno. Ormai è qualche anno che la mangiamo anche noi. Come ho già avuto occasione di dire, la soba è una pasta, simile agli spaghetti, di grano saraceno, che di solito si mangia in un brodo a base di salsa di soia e mirin (sake dolce), e viene poi condita con gli ingredienti che si preferiscono. In questo caso ho usato carne di vitello, funghi shiitake e cipollotti a crudo. E' un po' come la nostra tradizione di mangiare le lenticchie, infatti pare che se si mangia prima dell'arrivo del nuovo anno, questo ci porterà soldi e fortuna. Noi ovviamente l'abbiamo mangiata a mezzanotte e cinque. Maledizione.

martedì 30 settembre 2008

Chukadon a modo mio ☆ 私風中華丼


Il Chukadon, o donburi alla cinese, in realtà è un piatto nato in Giappone. "Alla cinese" sta proprio letteralmente: non è cucina cinese, è una specie di imitazione. Ora, io sinceramente non capisco del tutto cosa ci sia di cinese in tutto ciò, se non il legare la salsa alla fine, che in effetti è d'uopo in ogni piatto cinese che si rispetti, ma tant'è.
Lo vedete qui sopra con la classica zuppa di miso.
Pare non ci sia una ricetta precisa del chukadon, l'importante è che gli ingredienti siano tante verdure e un tipo di carne. Io personalmente trovo che il meglio del meglio sia la coscia di pollo, ma mi è già capitato di cucinarlo con il vitello, e di mangiarlo con il maiale (ok, detto così sembra che io abbia degli strani compagni di merende, ma ci siamo capiti). Io come verdure ho messo carote, cipolle, porri, funghi shiitake e chingensai. La salsa era molto gustosa, e il tutto deve essere lasciato un po' a stufare.
La cosa fondamentale, però, è che le verdure non devono diventare molli, ma restare molto croccanti. La carne invece, ovviamente, deve essere cotta ma non troppo, altrimenti diventa dura.
Insomma, un delicato equilibrio!
Ma che risultato!

giovedì 25 settembre 2008

Stagioni

Visto che la piccola non dà segni di voler abbandonare la navicella madre, cambiamo argomento.
Parliamo di stagioni.
A me piacciono tutte, devo dire, ma quelle che preferisco sono le famose "mezze stagioni". E non è vero che non esistono più!!
In questi giorni, quando è sereno, il cielo sembra altissimo, e il primo vento d'autunno porta profumi di montagna. Che bello sentire il primo fresco, rabbrividire all'ombra per poi scaldarsi ancora per qualche attimo di sole. Intanto, i colori di tutte le cose cominciano piano piano a imbrunirsi, compresi gli abiti della gente, chissà perché. Ogni tanto camminando sotto un albero è bello seguire con lo sguardo una foglia che sembra danzare cadendo.
Lo stesso accade in primavera. Quando ci si comincia timidamente a svestire, e all'imbrunire il cielo prende un colore nuovo, quasi trasparente che comincia a scurirsi da lontano. Cambiano gli odori, appena si avvicina la collina si sente il profumo di quei fiori che io ho sempre chiamato aglietti, per ovvi motivi, ma forse non si chiamano così.

E poi ovviamente ci sono la frutta e la verdura di stagione. E' tempo di funghi!! Zucche, i primi cavolfiori!! E poi le mele, quelle vere!!
Mangiare queste cose è quasi un presagio del freddo che sta per arrivare, un presagio triste ma dolce.

domenica 7 settembre 2008

Chingensai ☆ 青梗菜


Dopo un po' di tempo passato a disquisir di quisquiglie, un bel post culinario su una verdura giapponese. In realtà dovrebbe essere cinese, ma con nostro stupore quelli del ristorante cinese dove andiamo di solito non l'hanno mai vista né sentita. Secondo me non ce la contano giusta.

Si tratta di una specie di costa (nel senso di bietola), per capirci, e vengo or ora a sapere che fa parte della famiglia delle rape (stupore!).


Può essere cucinata in vari modi, semplicemente bollita e poi condita a piacere o insieme ad altri ingredienti. Siccome abbiamo scoperto che Porta Palazzo ne è ben fornita, abbiamo deciso di sperimentarne un po'. Il primo esperimento non me lo ricordo (si vede che non era un gran che).
Il secondo esperimento invece è venuto molto bene, tant'è che ieri sera lo abbiamo ripetuto (ma questa è una foto del primo, infatti ieri sera ho provato ad aggiungere anche i germogli di soia).
Eccolo qua!
Trattasi di un piatto a base di carne di pollo (rigorosamente coscia) e questa misteriosa verdura bietolosa (o bietolona?), conditi con una salsa a base dei soliti ingredienti con l'aggiunta di un ingrediente segreto, che andrò subito a svelare: la nampura, una salsa tailandese (credo) a base di pesce! Di cui non trovo notizie in internet (forse perché non si scrive così? Indagherò).

lunedì 18 agosto 2008

Katsudon ☆ カツ丼


Non è che sia un piatto molto estivo, ma è buono e quindi l'ho preparato lo stesso. Si tratta di una cotoletta di maiale spessa, impanata e fritta (a questo stadio della preparazione si chiama tonkatsu, e di solito per pigrizia mi fermo qui), ulteriormente stufata in un brodino insieme a qualche fetta di cipolla, e infine coronata da un uovo non del tutto cotto. Il tutto servito su un letto di riso.
Ci sono molte varianti del katsudon, a seconda della regione in cui si mangia, ma questa è quella più "standard", l'unica e vera!!
Buon appetito!!

domenica 3 agosto 2008

Tempura


Il tempura è uno dei piatti classici della cucina giapponese, e regna, sovrano incontrastato, anche in tutti i ristoranti giapponesi all'estero accanto a sushi e sashimi. Per riassumere in poche parole ciò di cui si tratta, si potrebbe usare l'abusato ma sempre efficace detto "fritto misto non resisto", ma sarebbe forse un po' riduttivo.
Trattasi in effetti di un frittomistoabasediquellochevuoitu, ma solo di pesce e verdure. I must sono: gamberoni (che io non ho usato, per non smentirmi), zucca (idem), patate dolci (ri-idem), melanzana, peperoni verdi eccetera eccetera.
Nel nostro caso, dall'alto in senso orario ho usato: melanzana, peperoni verdi, radici di loto, funghi shiitake, e al centro calamari.
Gli ingredienti prima di essere fritti vanno intinti in una pastella che è proprio quello che differenzia il tempura dagli altri fritti misti (quello alla piemontese, per esempio, oltre all'amaretto), e che è anche la cosa più complicata da fare. E' a base di farina, fecola, lievito, uovo e acqua ghiacciata, in proporzioni variabili e segretissime che si tramandano di generazione in generazione (il che spiega anche perché il mio tempura sembra più un fritto misto alla piemontese impazzito che altro).
Una volta fritti, gli ingredienti vanno intinti in una salsa particolare, sempre a base dei soliti salsa di soia, mirin, e altre amenità, nella quale sia stata possibilmente stemperata della rapa daikon grattugiata.
E' una cosa da provare, ogni tanto. Io nel frattempo cercherò di perfezionarmi. La prossima settimana mi ri-cimenterò.
Ultima curiosità: la parola tempura fa parte di quelle (parecchie) parole giapponesi che derivano dal portoghese. In particolare, pare che derivi da tempora, il periodo in cui ci si astiene dalla carne. Che storia.

Colazioni


Lo confesso, io sono un'amante della colazione, che deve essere: veloce da preparare (altrimenti non resisto), leggera, calda, e soprattutto dolce. Questa è una delle poche cose su cui io e Shinji non ci troviamo, lui è un amante delle colazioni "à la japonaise", cioè praticamente uguale a un pranzo, o una cena, e a me al solo pensarci viene la pesantezza di stomaco, poi penso che dovrei anche prepararla, quindi alzarmi prima, cuocere il riso, la zuppa, magari il salmone (!!) e mi rifiuto categoricamente e a priori.
Invece a me piace mangiare pane e marmellata, biscotti, tè, caffè e chi più ne ha più ne metta. E ogni tanto, mi concedo gli hotcakes, rielaborazione giapponese degli americani pancakes, che vedete qui a lato. Ho provato tante ricette, prima di tutto quelli americani, quelli tedeschi ecc ecc, ma erano troppo neutri, troppo tipo crepe. Infine come avrei dovuto fare da subito ho cercato la ricetta giapponese e ora sono pienamente soddisfatta. La differenza con i pancakes è che gli hotcakes sono più dolci, più alti e più piccoli (il che deriva dal fatto che l'impasto di partenza è molto più denso), ma soprattutto più buoni! In Giappone li mangiano spesso "a sandwich", con un fiocchetto di burro in mezzo, ma io ho voluto strafare e ci ho messo la marmellata di mirtilli!
Slurp!!

mercoledì 23 luglio 2008

スタミナ料理 ☆ Stamina ryori

D'estate, come tutti sanno, il caldo fa perdere le forze. Il caldo fa venire voglia di mangiare leggero, fresco, poco. Invece no. Stiamo sbagliando tutto. D'estate, per recuperare le forze, bisogna mangiare stamina ryori, ovvero i piatti che ci donano stamina (energia).

Ecco alcuni cibi che si possono annoverare tra i donatori di stamina: aglio, porri, peperoncino, nira, fegato, anguilla...

Ovviamente il non plus ultra è il famoso nira rebaa, cioè fegato e nira in padella, ma visto che alla sola vista del fegato mi vengono i conati, finora le preghiere di Shinji sono rimaste inesaudite.
Anche lo unadon, l'anguilla arrostita servita su un letto di riso, va forte d'estate. E' sinceramente un po' pesantuccia ma è davvero squisita. Personalmente però mi rifiuto di comprare l'anguilla, che già di suo sembra un serpente, pulirla (sempre serpente), arrostirla su uno spiedo che non ho (poi fa caldo) e infine cucinarla. Cioè, quando il piatto è pronto ho già perso tutte le forze che devo ancora guadagnare mangiandola. Qualche volta ho preso il grongo, un parente dell'anguilla, ma non è proprio la stessa cosa.
Però giustamente anche noi vogliamo e dobbiamo, per non perdere le forze, darci alla stamina ryori.

Così qualche giorno fa ho cucinato questo stamina don, a base di carne di maiale, porri, alghe e tanto aglio. Sapeste che energia!! (e che puzza, ma ne vale la pena)
A piacere, si può mangiare con un uovo crudo 'ncoppa, che io ho evitato per motivi gravidici, e credo che anche quello contribuisca nell'azione curativa e lenitiva delle estive stanchezze dell'intero piatto.

Insomma, come al solito... Buon appetito!

martedì 3 giugno 2008

Una cena


Adesso che arriva l'estate (ma dove? quando?), dovrebbe passarci l'appetito e invece...
No, in realtà, adesso che arriva l'estate viene voglia di cose fredde, e quindi rispunta la soba, che la faceva da padrone anche nelle estati scorse... Ma per cena mangiare solo quello è un po' triste, così ho deciso di replicare esattamente quello che si può trovare in una trattoria giapponese (nel senso in Giappone).
Dunque abbiamo il piatto principale che è pollo con alghe e salse su riso (in basso a sinistra), soba fredda da bagnare nell'apposita brodaglia a sua volta fredda (in alto a destra), insalatina per sgrassare e zuppa di alghe.
Certo che tra piatti pugliesi e tovaglia con le cipolle bisogna proprio fare uno sforzo di immaginazione per credere che sia cucina giapponese!!
In realtà la soba andrebbe servita su una specie di gratella di bambù... Sarebbe tutto molto più poetico...