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sabato 13 giugno 2009

Immedesimazione

Mi sono immedesimata nell'interprete del discorso del Colonnello Gheddafi, quando ha chiesto che differenza ci fosse, in fondo, tra l'attacco degli americani nel 1986 e le azioni di Bin Laden. Al di là del fatto che uno possa pensare che in effetti non è poi così sbagliato, mi chiedo cosa sia passato per la mente dell'interprete (in simultanea, tra l'altro). Azzardo un'ipotesi: Oddìo, avrò capito bene? Starà davvero dicendo questo? Non starà dicendo che c'è una grande differenza? Posso avere la domanda di riserva? E via dicendo.
In casi come questi mi rendo conto di quanto sia difficile e importante il lavoro dell'interprete, e anche pericoloso. Menomale che io mi limito a festival vari e al massimo qualche convegno... Se mai dovessi tradurre una battuta di Berlusconi a un politico giapponese penso che avrei dei seri problemi, sia traduttori che etici...

domenica 29 marzo 2009

Incontri

Lunedì scorso ho incontrato (in banca) la professoressa Gatti, la mia professoressa di inglese al liceo. Curiosamente nonostante Torino sia una piccola città, e nonostante abbia incontrato più volte altri professori, non avevo mai incontrato lei, che in pratica è quella che mi ha fatto amare l'inglese, e di conseguenza tutte le altre lingue.
Di lei ricordo la severità (nei compiti di grammatica fioccavano i 3 e anche i 2), ma soprattutto la passione con la quale ci raccontava la letteratura (ricordo ancora il finale di "Jane Eyre" raccontato tra le lacrime). Percepivo in lei una cultura spaventosa, ma non di quella che ci si fa sui libri, o almeno non solo quella. Ci raccontava aneddoti di storia contemporanea, troppo recenti perché li studiassimo a scuola, troppo vecchi perché ce li ricordassimo, ci parlava della guerra di Spagna e dei vari matrimoni reali (ma solo di quelli d'amore), e di tante altre cose...
Molti non l'amavano, ma io sì. Mi ha fatto vedere l'inglese come una sorta di gioco enigmistico da decifrare, ed è questo ancora oggi lo spirito con cui lavoro tutti i giorni.

domenica 8 febbraio 2009

Non posso fare a meno

In questi giorni non posso fare a meno di pensare a tutto quello che sta succedendo a Eluana e alla sua famiglia. Sembra di stare ai confini della realtà. Il mio pensiero va a suo papà, gli auguro davvero che la sua battaglia possa finalmente finire.

lunedì 5 gennaio 2009

Mi piacciono le parole vecchie

Mi piacciono le parole vecchie, quelle che non si sentono più tanto. Sessappiglio, nozze (meglio ancora sposalizio), i funerali (e non il funerale: quanti gliene vogliamo fare?!), uccel di bosco, marachella, e chi più ne ha più ne metta.
Mi piace anche quando in una frase italiana fa capolino una parola, una sola, in dialetto. Tipo dal macellaio, una signora compra un cotechino: per cuocerlo, vaire?
Mi piacciono i signori anziani che si mettono la cravatta anche solo per andare a comprare il giornale, mi danno l'idea di avere un rispetto per il mondo che non vedo più.

venerdì 28 novembre 2008

Neve

Svegliarsi riposati e trovare Torino vestita di bianco, i suoni attutiti, un cane che abbaia in sordina. La Mole è quasi sparita, se ne intravede appena la sagoma tra i fiocchi che cadono, in mezzo al cielo di un bianco quasi abbagliante.
Che bello, nevica. La prima neve di Yui (non che se ne sia accorta...).
Poi poco a poco la neve diventa pioggia, e l'incantesimo si scioglie, goccia dopo goccia, lasciando spazio al grigio, i rumori si fanno più vividi, comincia il traffico.
Peccato, ma è stato bello lo stesso.

giovedì 25 settembre 2008

Stagioni

Visto che la piccola non dà segni di voler abbandonare la navicella madre, cambiamo argomento.
Parliamo di stagioni.
A me piacciono tutte, devo dire, ma quelle che preferisco sono le famose "mezze stagioni". E non è vero che non esistono più!!
In questi giorni, quando è sereno, il cielo sembra altissimo, e il primo vento d'autunno porta profumi di montagna. Che bello sentire il primo fresco, rabbrividire all'ombra per poi scaldarsi ancora per qualche attimo di sole. Intanto, i colori di tutte le cose cominciano piano piano a imbrunirsi, compresi gli abiti della gente, chissà perché. Ogni tanto camminando sotto un albero è bello seguire con lo sguardo una foglia che sembra danzare cadendo.
Lo stesso accade in primavera. Quando ci si comincia timidamente a svestire, e all'imbrunire il cielo prende un colore nuovo, quasi trasparente che comincia a scurirsi da lontano. Cambiano gli odori, appena si avvicina la collina si sente il profumo di quei fiori che io ho sempre chiamato aglietti, per ovvi motivi, ma forse non si chiamano così.

E poi ovviamente ci sono la frutta e la verdura di stagione. E' tempo di funghi!! Zucche, i primi cavolfiori!! E poi le mele, quelle vere!!
Mangiare queste cose è quasi un presagio del freddo che sta per arrivare, un presagio triste ma dolce.

venerdì 22 agosto 2008

Cose che mi hanno commosso in questi mesi...

...e per cui do la colpa agli ormoni della gravidanza.
Ovviamente questa è solo una selezione, in realtà sono molto ma molto di più, ma ecco quelle che mi vengono in mente così, stamattina che è un po' tutto grigio e che ormai manca poco (ma quante cose ancora mi commuoveranno...?).

Allora.

Mi ha commosso vedere il Dalai Lama prendere per mano Formigoni. Ma si può?? Questi sono gli ormoni. Per giustificarmi, dico che non gli ha preso la mano, l'ha proprio preso per mano, e poi sono andati dove dovevano andare (cmq fuori campo).

Mi ha commosso ripensare (ripensare!!) a una pubblicità (una pubblicità!!) della Mastercard edizione Japan, in cui una famiglia andava a trovare il nonno al paese natale. Ovviamente gli portavano un sacco di regali ma vedere la felicità nei suoi occhi non ha prezzo. La figura del nonno che li salutava da sopra una scala di pietra mi ha ricordato la nonna che usciva sempre fin sul marciapiede per salutarci quando andavamo via.

Mi ha commosso ascoltare "Per te" di Jovanotti e sinceramente continua a commuovermi.

Mi ha commosso il balenottero che aveva perso la mamma e che scambiava la chiglia delle barche per lei.

Mi ha commosso vedere il profilo della nostra bimba durante l'ecografia (ma questo forse è normale).

E infine, ciliegina sulla torta, mi ha commosso l'Inno di Mameli!! Però ho una giustificazione: era il 25 aprile e la banda suonava davanti a una lapide che c'è qui in piazzetta per alcuni caduti per la libertà.

lunedì 28 aprile 2008

Ristoranti e ricordi

Ci sono ricordi, sapori, brevi flash che a volte mi riportano alla mente dei ristoranti (o pizzerie) in cui sono stata da bambina. Molto spesso sono ricordi monchi, sballati, magari inquinati da racconti sommari o qualche fotografia. Ebbene, mi ricordo.
Ricordo la pizzeria in largo Montebello. Facile, direte voi, ci abiti. Eh no, io ricordo quella che c'era 25 anni fa (o 20?). Leti e Rita abitavano proprio in via Santa Giulia, così ci andavamo spesso. Di quella pizzeria ricordo: la proprietaria che sorrideva, una gatta, e dei tavoloni da osteria (io me li ricordo in un piano interrato ma evidentemente erano al primo piano).
Ricordo il ristorante 1+1 per tutti di cui però ricordo solo il nome e un corridoio. Era in corso Belgio? C'era Uccio?
Ricordo la pizzeria da Paolo in corso Casale. Ricordo anche la delusione quando venne chiusa.
Ricordo un ristorante che forse c'è ancora in via Roma a San Bartolomeo al bivio per l'autostrada. Ricordo la "pasta corta al pomodoro" (che da lì divenne un must) e le scaloppine al limone che si erano dimenticati di portarmi.
Ovviamente ricordo anche da Antonio in via Aurelia, sopraffino. E la nonna che prenotava come se fosse una vecchia amica anche se ci andavamo forse due volte l'anno.
Ricordo il Cit ma bon, sempre in corso Casale (questo però è facile perché ci sono tornata). Farinata. Pizza al tegamino (?). Da lì capii perché mia nonna mi chiamava sempre "cita" (non nel senso della scimmia di Tarzan).
Ricordo una pizzeria vicino a casa di Ornella e Claudio. Si chiamava (chiama?) qualcosa che ha a che fare con 4. I quattro denari, i quattro soldi, i quattro cavalieri? (dell'Apocalisse?). Ricordo la meringata con la cioccolata calda sopra. Ghiottoneria condivisa con Claudio.
Ricordo l'Osteria dell'Amicizia com'era una volta. Una vera osteria.
Ricordo anche una pizzeria a Sauze, che mi sembrava lontanissima, poi quando un po' più grandicella capii la geografia del paese fu un po' una delusione scoprire dov'era. Ricordo i muri di mattone.
Ricordo i rigatoni del ristorante Goffi con la nonna.
Ricordo il primo ristorante cinese, con Uccio, dove imparai a usare con maestria i bastoncini (cosa di cui mi vanto ancora oggi). Forse era La grande muraglia?

Possibile che non ricordi altro?

(aggiornamento)

Come ho potuto tralasciare la pizzeria Celentano a San Bartolomeo? Tra l'altro c'è ancora, ma ha cambiato sede. Ricordo esattamente la prima volta che riuscii a mangiare una pizza intera. Non ricordo il gusto della pizza, ma quello della soddisfazione sì.
Ricordo anche un ristorante al Col di Nava, dove si mangiava sempre polenta con...? Una qualche carne. E poi una volta ho vomitato.

martedì 18 marzo 2008

Proverbi sui gatti

Come tutti sanno, io sono un'amante dei gatti. In Giappone c'è addirittura la contrapposizione tra: sei un amante dei gatti (nekoha) o dei cani (inuha)? Beh, io sicuramente dei gatti. Sono belli, morbidosi, intelligenti e non puzzano (cosa non da poco). Un attimo, dubbio: e quelli che li amano tutti e due? Devo approfondire.
Ieri notte come spesso mi capita in questo periodo ho sognato dei gatti e c'era di mezzo il lardo. Quindi stamattina mi sono svegliata con in mente il proverbio "tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino". E mi sono ricordata che da piccola, siccome non sapevo bene cosa fosse il lardo, credevo che la gatta andasse al LARGO (primo mistero: ma i gatti non avevano paura dell'acqua?!), e che vai al largo che ti vai al largo finisse per affogare (lasciarci lo zampino nel senso di lasciarci la pelle). Invece poi fortunatamente sono venuta in contatto con questo dono di Dio che è il lardo e ho capito il vero significato del proverbio, e cioè che se uno fa cose proibite/pericolose troppe volte, prima o poi lo scoprono (lasciarci lo zampino nel senso di lasciare l'impronta).
Ma c'è un altro proverbio (o meglio modo di dire) che mi dà da pensare. "Gatta ci cova" (uno dei preferiti di Shinji). Ora, l'uso è chiaro. Quando c'è qualcosa di sospetto, si dice appunto qui gatta ci cova. Pensavo però all'origine. Io ho sempre pensato che visto che le gatte non fanno le uova per "covare" si intendesse quando i gatti si mettono accucciati prima di fare un agguato, e da questo supponevo che il detto significasse: sta per succedere qualcosa (cioè il famigerato agguato alle caviglie). Però mi è venuto un dubbio: e se significasse in realtà "c'è qualcosa di strano perché cosa diavolo ci fa una gatta su un uovo, visto che le gatte non fanno le uova?"?! Ovviamente ho cercato un po' su internet, ma non ho trovato nulla di serio, tutte opinioni personali e quindi valide relativametne. Qualcuno ne sa qualcosa?

venerdì 23 novembre 2007

Il dizionario ideale

Ok, il titolo è fuorviante, perché vorrei sostanzialmente limitarmi al dizionario dei sinonimi e dei contrari. Avrei potuto mettere "Il thesaurus ideale", e sarebbe stato più giusto perché il termine indica tutta una serie di raccolte di termini varie, che sono un po' il mio sogno, ma poi sembrava che me la tirassi.

Comunque.
Come molti potranno immaginare, nel mio lavoro i sinonimi sono fondamentali. E non ne viene mai in mente uno giusto. Ma per quello ci sono i "normali" dizionari dei sinonimi e dei contrari. Il fatto è che personalmente, i problemi maggiori li ho con cose che non si possono mettere in ordine alfabetico, mi spiego meglio. O ho il problema che io definisco "del vocabolario capovolto", cioè: come si chiama quella cosa che si trova sulle navi e ci si attaccano le vele? La risposta ovviamente è "albero", ma quando serve non viene mai in mente. E su un vocabolario non si può cercare una definizione. Oppure ho bisogno di sinonimi molto particolari, che sul mio dizionario dei sinonimi ovviamente non ci sono, che magari si riferiscono solo a una specifica sfera ecc ecc. E lì è un casino perché mi arrovello per ore, e non cavo mai un ragno dal buco.

Insomma, io vorrei un dizionario ragionato ragionato, interattivo, organizzato per schede tematiche, e molto ma molto dettagliato, che spieghi per ogni accezione di una parola se è positiva o negativa, le sfumature e tutto.
Esiste?

martedì 6 novembre 2007

Lo spettacolo è finito e i suonatori se ne vanno

Oh, no... E' morto Enzo Biagi...

...

Posto questa intervista di poco tempo fa, perché mi sembra esemplificativa di alcune cose che penso anche io, che pensano in tanti, che forse dovremmo pensare tutti...?



Non si può raccontare nessuna storia se non si ha un punto di vista.
L'Italia è un paese di destra o di sinistra? Dipende dai giorni.
Dov'è la differenza tra destra e sinistra? Si pensa che la sinistra sia un'idea per cui ci si batte per portare avanti quelli che la vita ha fatto nascere indietro.

lunedì 15 ottobre 2007

James Blunt e la sindrome censoria

Sabato ho finalmente acquistato Back to Bedlam, l'album di debutto di James Blunt. Ho letto che in alcune nazioni (non in Italia fortunatamente), gli è stato imposto di mettere sulla copertina l' "explicit lyrics warning", e così mi sono chiesta, trattandosi di un cantautore biondiccio e innocuo come lui, quali scandalosi turpiloqui avesse mai potuto inserire per scandalizzare i discografici.
Ebbene, ad un superficiale ascolto ho trovato tre scandalose parolacce.

La prima, abbastanza celebre e censurata nel video, è la seguente frase di You're Beautiful:

She could see from my face that I was fucking high

Ok, va bene, c'è la parolaccia aggravata dall'allusione sessuale, ma la censura l'ha fatta diventare:

She could see from my face that I was flying high.

????????????
In che senso?? Cioè, nel senso del dolce stil novo? Tipo: Guido io vorrei che tu e Lapo e James Blunt e io, vedendo una gentil donzella in metropolitana potessimo volar alto nella volta di stelle?
Non so, a parte il fatto che io l'immagine di lui in metro che vede una e diventa fucking high la trovo, trattandosi di James Blunt, parecchio conturbante, ma mi sembra davvero assurdo...

Seconda parolaccia avvistata, in Wisemen:

When they came down from Heaven, smoked nine till seven, all the shit that they could find.

Che nel video è diventato, con un'operazione ormai classica:

...all the stuff that they could find.

Il che, per carità, è una parolaccia e non si discute però con la censura si perde il giudizio negativo che la parola indica. Non so se mi spiego.

La terza parolaccia, è un "whore" in Out of my mind, che però onestamente non so neanche se si può considerare una parolaccia... Boh.

Tutto ciò (più magari qualche altra che non ho capito), gli è costato un explicit lyrics warning. Ma si può? Poi noi ci lamentiamo che il Moige non vuole che passino Eyes Wide Shut in prima serata, ma almeno lì c'è un'orgia.

domenica 7 ottobre 2007

SHOCK

Visto che è domenica, ho pensato di fare un bilancio delle cose che mi hanno colpita questa settimana (non sono tante, fortunatamente).
Dunque, innanzitutto mi ha provato sentire la voce di Bertinotti alla TV, girarmi e scoprire che era Uto Ughi (che per altro stimo molto, non pensate male). In effetti mi sembrava un po' strano che Bertinotti organizzasse un festival di musica classica a Roma, ma non si può mai sapere.
Poi ieri mi ha piacevolmente colpita il fatto che:
siamo andati a Porta Palazzo come nostro solito. Siamo entrati anche nel famoso negozio della zucca cinese, e sulla zucca cinese c'era un cartellino. Con su scritto: 冬瓜 (zucca cinese). Probabilmente tutto ciò è successo per colpa/merito di Shinji.
Mi ha stupita e anche un po' sfasata la notizia che il comune di Torino guadagna più con le multe che con l'IRPEF. Evasori impenitenti o coglioni e basta?
Ma lo shock più shock di tutta la settimana, ma che dico, mese, anno, è la seguente scoperta: Beck fa parte di Scientology. AAAAARGH!!!! Come sua moglie. Moglie?!?!? AAAAAARGH!
Credo di aver perso parecchi anni di vita...

domenica 30 settembre 2007

Tenera è la notte

...di Francis Scott Fitzgerald finito stamattina. Mi rimangio tutto quello che ho detto (che ho comunque già dimenticato). L'inizio, o meglio il passaggio tra il libro primo e il libro secondo è davvero spiazzante, e leggendo, come faccio sempre, l'introduzione una volta terminato il romanzo, ho saputo che anche l'autore lo pensava, e le varie versioni e rimaneggiamenti ruotano proprio intorno a questo. Però con il senno di poi sono contenta che il primo libro sia lì a spiazzare, perché, senza adesso voler raccontare tutta la vicenda, ti dà una visione della coppia che poi diventerà la protagonista, diciamo dal di fuori, come la vedono gli altri. Per poi capire che dal di dentro è del tutto diversa. Cmq quello che ho apprezzato di più è stato proprio quello che avevo amato in Il grande Gatsby, e cioè questa capacità di affrescare dei periodi interi... In questo caso, la Costa Azzurra negli anni '20. Bello bellissimo.
Ovviamente però il titolo non poteva non farmi ricordare, o meglio cercare di ricordare, la strofa esatta della poesia di Keats, che poco fa sono andata a ripescare in un vecchio libro pieno di appunti, e qui riporto (è la quarta strofa dell'Ode to a nightingale):

Away! away! for I will fly to thee,
Not charioted by Bacchus and his pards,
But on the viewless wings of Poesy,
Though the dull brain perplexes and retards:
Already with thee! tender is the night,
And haply the Queen-Moon is on her throne,
Clustered around by all her starry Fays;
But here there is no light,
Save what from heaven is with the breezes blown
Through verdurous glooms and winding mossy ways.

Azzardo anche una traduzione, libera e concepita sul momento...

Via! via! perché io volerò a te,
Non sul cocchio di Bacco e i suoi leopardi,
Ma sulle invisibili ali della Poesia,
Nonostante l'ottuso cervello indugi sconcertato:
Già con te! tenera è la notte,
E forse la Regina Luna è sul suo trono,
Circondata da tutte le stelle, sue fate;
Ma non c'è luce qui,
Salvo quella che dal cielo è soffiata con la brezza
Per verdeggianti tenebre e sinuose vie di muschi.

Però chissà perché quando penso a tenera è la notte la prima poesia che mi viene in mente è un'altra. E cioè, La sera del dì di festa, di Leopardi, che comincia così:

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai né pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.

Misteri dell'evocazione...

giovedì 6 settembre 2007

Pensieri sparsi

Stamattina la prima pagina di Repubblica.it dà due notizie molto diverse, ma entrambe di grande impatto. La prima, quella triste, è che è morto Pavarotti. Si sapeva che stava male, ma sinceramente non me lo aspettavo e la cosa mi ha smosso parecchio. Adesso è qualche ora che mentre lavoro ascolto le sue esibizioni su You Tube. Non me ne intendo per niente di opera, riesco ad apprezzare solo le arie più famose, ma lui aveva un timbro di voce davvero inconfondibile, oltre ovviamente all'estensione alla potenza ecc (cose che però non posso giudicare, non avendone gli strumenti). Insomma, era una voce che ti prendeva la pancia, e fa un po' effetto scriverne al passato.
La seconda notizia invece è che il parlamento inglese ha dato i via libera ad un nuovo tipo di sperimentazione sulle cellule staminale che prevede la creazione di cellule "ibride", al 99,9 per cento (il nucleo) umane e per il resto bovine. Seconda riga del titolo: la chiesa insorge, "atto mostruoso". Come approfondimento Repubblica.it proprone un chiarissimo ed esaustivo articolo che penso dovrebbero leggere tutti. Grazie alla ricerca sulle cellule staminali si potrebbero trovare cure a molte malattie, soprattutto degenerative come il Parkinson o l'Alzheimer. Io sulle cure ad ogni costo sono sempre stata molto combattuta. In fondo, la natura fa il suo corso, mi dicevo. Certo però che quando poi vedi persone a te vicine che piano piano capiscono sempre meno, dimenticano le cose, e magari non ti riconoscono, cominci a ripensarci. Insomma... Forse il progresso è anche questo? Non si tratta di dominare la natura, di andare contro le sue leggi (che poi alcuni chiamano leggi di Dio, ma sono poi quelle) ma di vivere nel mondo di oggi, che è obiettivamente e inesorabilmente cambiato nei secoli, e oggi cambia ancora più velocemente...? Non so, ai posteri l'ardua sentenza. Però, se tra qualche anno mi dovesse venire l'Alzhaimer, be', sarei contenta di potermi curare, se possibile.

PS: giuro che appena ho un attimo di tempo posto qualche piatto prelibato. Ho già pronte un po' di foto ma non ho mai un attimo per sceglierle, editarle ecc ecc. Rimedierò.

giovedì 5 luglio 2007

Profumi

Sono sempre stata molto sensibile agli odori. Ho un olfatto molto fino. Non sopporto le signore che si mettono tanto profumo. Mi piace cercare di indovinare gli ingredienti di un piatto dall'odore. La prima cosa che noto di un posto, o di una persona, è il suo odore (il che a volte è una cosa positiva, a volte no).

Nel palazzo in cui abitiamo ci sono soprattutto famiglie e anziani, e a pranzo rigorosamente si cucina ovunque. In questo periodo di solito esco di casa verso mezzogiorno per andare a fare un po' di spesa, e scendendo le scale, ad ogni piano sento un profumo diverso, a volte più di uno. Sugo, arrosto, frittata, carne grigliata, pesce... E poi profumi più complicati che mi diverto a districare prima che il profumo del piano di sotto inondi il mio campo olfattivo. Carpione, saltimbocca, frittelle di mele...?

D'estate questi profumi, o almeno alcuni di questi, si sentono anche dalle finestre spalancate della stanza dove lavoro. E mi stupisco sempre di quanto presto la gente cominci a preparare da mangiare. Tipo.
Ore 9: frittata (?)
Ore 10,30: soffritto (probabilmente per il sugo)
Ore 10,45: sugo (si sa, il ragù deve cuocere almeno due ore).
...
Ore 14: arrosto (qualcuno che mangia tardi o qualcuno che si porta molto avanti con il lavoro?)

E così via.

Tutto ciò è molto bello, dà sicurezza. Menomale, c'è qualcuno che cucina, nonostante tutto.

giovedì 21 giugno 2007

poesia

Cessate d'uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.
Hanno l'impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell'erba,
Lieta dove non passa l'uomo

a chi indovina di chi è la poesia, un bacio telematico.

domenica 3 giugno 2007

Cielo

I genitori della mia amica Kazumi sono venuti a Torino a trovarla. Non si può dire che abbiano avuto fortuna perché hanno beccato la settimana più piovosa dell'anno, comunque pare che siano contenti. Ieri mattina siamo andati a Superga. Il cielo era sereno, nessuno avrebbe immaginato che qualche ora dopo sarebbe venuto giù il diluvio, ma verso le montagne imbiancate di neve per le bizze del tempo degli ultimi giorni, qualche nuvola sottile era come incastrata, quasi a voler segnare il confine del cielo.
Nota: tanto per non smentirmi, non ho fatto neanche una foto. In compenso Kazumi, da vera giapponese patentata, ne ha fatte a centinaia, e cercherò di farmene dare qualcuna.

E lì ho pensato: il cielo è lo stesso per tutta la terra. E' tutto collegato. Il cielo che vedo qui, è lo stesso che i genitori di Kazumi vedranno una volta tornati a casa. Eppure, l'Italia e il Giappone sono così lontani. E' un po' come se il cielo unisse, mentre la terra divide.

Pur essendo sempre lo stesso cielo, ieri sembrava più grande del solito. Che assurdità. Poco a poco, le nuvole hanno cominciato ad addensarsi, sottili e quasi trasparenti ma semre bianche e soffici e dolci, e alla fine creavano come un pavimento rovesciato sul quale sembrava di poter camminare. Forse le nuvole, messe così, creavano un gioco prospettico più evidente del solito, comunque io ho pensato: camminando sulle nuvole, fin dove potrei arrivare?

sabato 26 maggio 2007

Sogni

E' stata una notte di sogni strani, forse per la pioggia che a un certo punto è cominciata a scrosciare fuori dalla finestra.
Dunque.
Prima di tutto ho sognato che ero su un pullmino tipo Wolfswagen, ma molto molto più grosso, con tutta una serie di giovani hippy (tra cui una ragazza incinta) e stavamo andando tutti insieme appassionatamente al festival di Cannes. Quando arrivavamo, però, il festival era finito, e c'era sol tanta tanta desolazione.
Poi improvvisamente ero in uno stadio, subito dopo una vittoria della Juve. E Del Piero mi diceva che dall'anno prossimo sarebbe tornato Lippi ad allenare, ma di non dirlo a nessuno perché era ancora un segreto. Chemmefrega, poi? Boh.
(Comunque stamattina ho acceso il pc e su Repubblica.it c'è scritto che Des Champs se ne va e la squadra forse è in trattativa con Lippi... Insomma appena sogno dei numeri me li giuoco)
Poi, improvvisamente, una svolta horror.
Un ragno sul mio braccio. Panico, urla, divincolamenti.
E poi mi sono svegliata...

giovedì 24 maggio 2007

The truth about Charlie

Ebbene abbiamo la prova. Gli alberi della piazza sono proprio tigli.
Ieri Riki e Mauro sono passati da noi e hanno raccolto una foglia e un...frutto? e sono proprio tigli.
Che olfatto sopraffino! Eh eh eh...